Consalvo Carelli (Napoli, 1818 – Napoli, 1900)

Mattino sulla spiaggia di Chiatamone: pescatori luciani tra il Castel dell’Ovo, il Vesuvio e il Casino Reale

1845/1850

Olio su tavola - 25 x 40 cm

Firmato in basso a destra

La presente tavola rappresenta una delle testimonianze più felici ed equilibrate della pittura paesaggistica dell’Ottocento italiano, inserendosi a pieno titolo nella celebre tradizione della Scuola di Posillipo. Questo fondamentale movimento, nato nella prima metà del XIX secolo per iniziativa di maestri quali Anton Sminck van Pitloo e Giacinto Gigante, scardinò i rigidi stilemi dell'accademismo ufficiale introducendo la pittura en plein air e una nuova sensibilità per i valori atmosferici e luministici del paesaggio partenopeo. In questo vivo contesto culturale si colloca la figura di Consalvo Carelli che, forte della formazione nell'atelier del padre Raffaele e dei successivi soggiorni di studio a Roma e Parigi — culminati con l'ottenimento della medaglia d'oro al Salon del 1842 e con importanti commissioni per la corte francese —, raggiunse proprio tra il 1845 e il 1850 la sua piena maturità espressiva.

Nel Mattino sulla spiaggia di Chiatamone, Carelli sintetizza in modo esemplare il rigore costruttivo del disegno di matrice classica con una straordinaria sensibilità per la stesura della luce mediterranea. L'opera è una traduzione visiva della poetica del "vero idealizzato", concetto teorizzato dallo stesso pittore nei suoi scritti: un approccio che rifiutava la mera riproduzione meccanica o fotografica della realtà con i suoi difetti, per ricondurre il dato naturale a una misura d'armonia e perfezione ideale attraverso il filtro dell'elaborazione intellettuale. Sotto il profilo strettamente tecnico, la fluidità della pennellata e la chiarezza della tavolozza — che digrada dai toni smeraldini della battigia all'azzurro profondo del golfo — sono il risultato dell'impiego rigoroso di leganti oleosi purissimi, privi di bitumi o additivi alteranti, a garanzia della perfetta conservazione e della stabilità cromatica che l'opera mostra ancora oggi.

Al di là del supremo valore pittorico, il dipinto si configura come un documento storico e topografico di straordinario interesse, fissando la fisionomia della costa napoletana prima dei profondi interventi urbanistici dell'Unità d'Italia e del Risanamento di fine Ottocento. Al centro della composizione spicca il profilo del Castel dell’Ovo, ancora cinto dal mare e collegato alla terraferma esclusivamente da un istmo in pietra. Sullo sfondo, il Vesuvio definisce l'orizzonte con un moderato pennacchio di fumo, in precisa aderenza con le rilevazioni scientifiche dell'attività vulcanica del periodo 1845-1850. Sulla sinistra, parzialmente ombreggiato dalla vegetazione costiera, si riconosce il Casino Reale di Chiatamone, residenza borbonica e sede d'accoglienza diplomatica — tra i cui ospiti figurò anche Giacomo Casanova —, in seguito concessa da Garibaldi ad Alexandre Dumas padre prima di essere definitivamente abbattuta nella seconda metà del secolo.

L'elemento di maggior dinamismo narrativo è affidato, in primo piano, alle figure dei pescatori "luciani", gli storici abitanti del borgo di Santa Lucia ritratti con acuta precisione nella loro quotidianità lavorativa tra imbarcazioni, reti e ceste. Carelli non scade mai nel bozzettismo folclorico o nella retorica, ma eleva la vita popolare a soggetto di autonoma dignità estetica. A conferma dell'illustre passaggio collezionistico dell'opera nei canali del mercato napoletano di metà Ottocento, il retro della tavola conserva il timbro originale della celebre casa d'arte e stabilimento fotografico "G. Sommer & Figlio" di Largo Vittoria. Il dipinto si propone dunque non solo come un felice esempio del vedutismo di Consalvo Carelli, ma come un'opportunità collezionistica di raro pregio formalmente e storicamente documentata.